ginnastica d’obbedienza

13 marzo 2011 § Lascia un commento

Vivere con le domande, non con le risposte, potrebbe già essere sovversivo, dice P. Bichsel.

E così, con quel che è successo in Giappone, scopriamo una volta di più che le centrali nucleari sono pericolosissime. Se non sono pericolose per noi, lo sono per i nostri figli e nipoti. Chissà se riusciremo a bloccare i progetti dei potenti che le vorrebbero nuovamente in Italia. Chissà se riusciremo a vivere senza consumare tanta energia, rendendo inutili le centrali nucleari. Non la pensano come me i politici di turno, prbabilmente nemmeno il nuovissimo e rinnovatissimo presidente di Telecom (che ridere, non si finisce mai di stupirsi in Italia; dopo Geronzi alle Generali, Bernabè in Telecom;  mi sa che Gelli potrebbe diventare presidente dell’Eni).

Il libro appena letto mi dà ancora una volta nuova speranza nel futuro. Perché se educheremo donne e uomini liberi, sarà più difficile che obbediscano acriticamente alle idee dei potenti:

L’adulto condiziona il bambino, fin dai primissimi anni, a sottomettersi al suo punto di vista, impartendogli una precoce lezione che resterà poi un tratto dominante della personalità del futuro uomo. Simile precoce educazione all’autorità si innesta sull’evidente dipendenza del bambino, fisica e affettiva, durante la prima infanzia. I genitori, per ottenere l’obbedienza, giocano, più o meno inconsciamente, sull’angoscia che il bambino ha di essere abbandonato, minacciandolo di togliergli il loro amore, se non si sottometterà. Gli adulti, a volte senza accorgersene, sfruttano la dipendenza psico-affettiva del bambino, la incrementano e la perpetuano, una generazione dopo l’altra. Diventato adulto, non sarà difficile per il bambino sottomettersi ai grandi, ai padri della nazione, allo stato

G. Sharp, “politica dell’educazione nonviolenta”, citato in D. Novara, “L’ascolto si impara”

l’uomo che verrà

11 marzo 2011 § Lascia un commento

Inizia il tempo di Quaresima, una visione di un film particolarmente bello, l’aria di primavera, il pancione di Claudia, Emma che gioca. Sono giorni di rinnovamento.

L’uomo che verrà non è solo Luca.

Possiamo dire che è l’uomo per il futuro. Un uomo che si ritrovi un mondo migliore di quello che c’è oggi.

Così, riprendendo un cammino lentamente interrotto l’anno scorso, vorrei riprendere questo blog, dopo averlo rinnovato graficamente.

In attesa di Luca, del futuro. Della donna che verrà.

Nell’attesa segnalo un libro bellissimo che sto consumando: “L’ascolto si impara – domande legittime per una pedagogia dell’ascolto” di Daniele Novara, ed. EGA 1997. Un libro sull’educazione e sulla guerra. Cerca di rispondere alla domanda: “l’uomo che verrà sarà ancora violento?”.

Dove sono?

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