Io uccido

27 marzo 2011 § Lascia un commento

I miei soldi, guadagnati lavorando, finanziano aerei da guerra che bombardano paesi a cui, appena un anno fa, avevamo promesso eterna amicizia. I miei soldi, sotto forma di irpef, uccidono persone che di lavoro fanno i militari nel paese sbagliato (non sono forse omicidi, questi? Il mio paese non ha forse abolito la pena di morte?). I miei soldi, ritenuti alla fonte, non hanno aiutato negli anni passati a dare dignità a quei popoli che ora bombardano, anzi, hanno sostenuto economicamente e militarmente proprio quelli che ora bombardano, (raddoppiando i consumi di armi e producendo più PIL, forse…). I miei soldi, il mio paese, la mia comunità, ha deciso di rinnegare la costituzione che si è dato, rimangiandosi l’articolo 11. Attualmente stiamo conducendo una quindicina di operazioni militari in giro per il mondo (fonte: min. della difesa). Ma perché non si va a cercare di capire il motivo per cui, all’unanimità di tutte le forze politiche, dopo l’ennesima guerra di aggressione fatta dall’Italia che ha portato a milioni di morti, nel 1947 l’assemblea costituente, composta da molti che la guerra l’avevano fatta, hanno votato per ripudiare la guerra (art. 11 della costituzione italiana, entro i principi fondamentali dello stato e quindi parte non modificabile della costituzione)?

Davvero, è dura parlare di unità nazionale, di questi tempi.

Guerra e pace

22 settembre 2009 § Lascia un commento

Ieri sera ho partecipato a un incontro interessante: “quali prospettive per una città di pace”.

Ieri sera ho davvero apprezzato l’intervento di John Giuliari, che parlava in una posizione difficile, dopo che si è preso atto, purtroppo, che la nuova base dell’esercito USA è in costruzione e che bisognerà conviverci. Non è un’affermazione facile, di fronte a una platea di pacifisti, ma è un’affermazione che è incontrovertibile. Giuliari ha dovuto ribattere anche le contestazioni (un po’ demagogiche, a dire il vero) di Cinzia Bottene, arrivata con oltre mezz’ora di ritardo all’incontro: ogni tanto questi ingressi ritardati mi puzzano di ingressi da primadonna, fatti apposta per farsi notare da tutti. Mah, forse sono troppo malevolo…

Comunque, il succo dell’intervento di John è stato questo: c’è una sconfitta del movimento contro la base, dobbiamo capire cosa è andato storto. Dobbiamo capire se noi, che abbiamo lottato contro la base, l’abbiamo fatto nel modo migliore o se avremmo potuto fare qualcosa di diverso. Noi, non chi è favorevole alla base. Noi, che non siamo riusciti a far capire a chi non si è mai opposto alla base le nostre ragioni.

Ecco, secondo Giuliari proprio questo è stato il problema. Non siamo riusciti a portare dalla nostra parte tutta la città, non siamo riusciti ad essere convincenti verso i favorevoli e gli indifferenti. Non siamo riusciti a far valere l’idea che prima dei soldi vengono i diritti.

Di fronte a questi pensieri, alcuni in platea (Bottene in primis) hanno ribattuto che la colpa è stata della chiesa, dei poteri forti, della giunta che non si è impegnata abbastanza con le manovre ostruzionistiche… Insomma, è sempre difficile guardarsi in faccia e capire quali errori si siano fatti; ed è sempre molto, troppo facile, trovare dei colpevoli diversi da noi.

Prendiamo la chiesa, che se da un lato è rappresentata dalla CEI (Bagnasco ieri in un intervento al consiglio permanete CEI, prlando del nostro paese, non ha mai pronunciato la parola guerra, come che l’Italia non fosse in guerra; ha espresso cordoglio per i militari italiani morti ma nemmeno una parola sulle innumerevoli vittime civili della guerra), dall’altro si esprime con associzioni e singoli in grado di testimoniare con forza le ragioni della pace e della nonviolenza (don Albino ha saputo essere un testimone fenomenale nel mese di agosto).

Giuliari ha concluso l’intervento proponendo risposte alla militarizzazione della città: far diventare vicenza una città che promuove, studia, ricerca la pace, la nonviolenza, nuovi stili di vita che si oppongano a quella che Galtung chiama la violenza strutturale. Ecco, chi trova sempre in altri il colpevole riuscirà a entrare in un percorso di nonviolenza, che significa cambiare il proprio modo di vivere per creare le condizioni in cui la violenza non possa svilupparsi? Riusciremo ad accogliere i militari americani che tornano a Vicenza dopo aver fatto la guerra, proponendo loro la nonviolenza? O li accoglieremo con la violenza (fisica, verbale, del muro contro muro), utilizzando il loro abituale modo di relazionarsi, ricreando anche qui la logica della violenza che a parole vogliamo combattere?

Questa base è una maledetta imposizione violenta, ma può essere una risorsa, per creare una città più consapevole della nonviolenza, una città che in futuro, a una consultazione, parteciperà in massa diversamente da com’è accaduto il 5 ottobre 2008.

Buon lavoro, Vicenza!

P.S.: clicca qui per scaricare il testo dell’intervento di Giuliari. Quanti rappresentanti pubblici possono vantare una pubblicazione dei loro interventi così solerte e integrale?

Summano e cacciatori…

20 ottobre 2008 § Lascia un commento

Ieri mattina Claudia ed io siamo partiti di buon mattino per Santorso, dove abbiamo parcheggiato al santuario di San Orso a 320m di quota. Freddo, ma abbastanza limpido per la stagione (dopo una settimana di nebbie!). Ci siamo goduti il sorgere del sole in un silenzio assoluto.

Da lì siamo saliti al Summano lungo la Via Crucis: una bella mulattiera, tutta al sole, che permette di raggiungere cima Summano (1296m) lungo un percorso facile e con salita costante, insomma ottimo per rifare la gamba dopo mesi di inattività in montagna.

Durante la salita iniziano però a sentirsi gli spari, sembra di essere a Baghdad o a Kandahar. Lungo la mulattiera vediamo un piccione a terra. A me sembra morto, Claudia mi fa notare che è ancora vivo, agonizzante. Non sappiamo che fare, per rifuggire al dolore riprendiamo a camminare. Una signora poco dietro di noi, ci racconterà quando ci raggiunge, lo raccoglie, vede che è ferito ad un’ala. Essendo del WWF, decide di portarlo giù a Santorso per cercare di curarlo. Il cacciatore la raggiunge e, fucile alla mano, la intima di consegnargli i l piccione perchè, dice, lui paga una tassa per poterlo cacciare.

La salita, dopo questo episodio, si trasforma per me in un  modo per portare alla mente la stupidità di una caccia così generalizzata, la piccolezza di questi uomini che si sentono di giocare ai soldati in guerra. Mentre in guerra, e si vede in Afghanistan e in Iraq, c’è chi fa la guerra e chi non la fa ma ci si trova dentro e muore, stupidamente come quel piccione. Penso a chi vede cadere dal cielo bombe democratizzatrici che uccidono i suoi amici e familiari, penso a cosa queste persone possano pensare della “democrazia”. Credo che si domandino da dove venga tutta questa violenza gratuita, proprio la stessa domanda che quel piccione agonizzante avrebbe potuto porsi. Anzi, forse se l’è proprio posta.

Continuiamo la salita, raggiungiamo il santuario di Santa Maria del Summano e, proseguendo la salita, incontriamo un gregge di asini, che ci vengono vicino per farsi accarezzare. Splendidi!

Raggiungiamo la cima in due ore e un quarto, dall’alto ci godiamo il panorama sulla pianura e sul resto delle nostre prealpi.

Una bella giornata di montagna, insomma, senza dimenticare la realtà del mondo.

P.S.: è morto Vittorio Foa. Un grande che se ne va. Ho letto qualche anno fa un libro di suoi interventi, “Passaggi”, ogni tanot lo rileggo ancora perchè mi da un po’ di quell’ottimismo che spesso mi manca sul futuro del mondo.

pregare con la guerra

12 settembre 2008 § Lascia un commento

Ieri ho vissuto un momento particolare.

Ho partecipato alla preghiera in commemorazione delle vittime dell’11 settembre organizzata dal comune di Vicenza e dalla Setaf (comando esercito USA a Vicenza). Mi sono sentito subito in forte imbarazzo a stare nello stesso locale di militari, a sentire preghiere che chiedono a Dio la protezione dei militari USA in giro per il mondo. In imbarazzo, ma non mi sono sentito incoerente: pregare va sempre bene, pregare con chi non la pensa come me può essere un buon modo per cercare di iniziare il dialogo.

Certo che è stato difficile restare lì seduti, di fianco a bandiere che per me simboleggiano morte e sopraffazione.

Ma sono stato felice di esserci andato.

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