Guerra e pace

22 settembre 2009 § Lascia un commento

Ieri sera ho partecipato a un incontro interessante: “quali prospettive per una città di pace”.

Ieri sera ho davvero apprezzato l’intervento di John Giuliari, che parlava in una posizione difficile, dopo che si è preso atto, purtroppo, che la nuova base dell’esercito USA è in costruzione e che bisognerà conviverci. Non è un’affermazione facile, di fronte a una platea di pacifisti, ma è un’affermazione che è incontrovertibile. Giuliari ha dovuto ribattere anche le contestazioni (un po’ demagogiche, a dire il vero) di Cinzia Bottene, arrivata con oltre mezz’ora di ritardo all’incontro: ogni tanto questi ingressi ritardati mi puzzano di ingressi da primadonna, fatti apposta per farsi notare da tutti. Mah, forse sono troppo malevolo…

Comunque, il succo dell’intervento di John è stato questo: c’è una sconfitta del movimento contro la base, dobbiamo capire cosa è andato storto. Dobbiamo capire se noi, che abbiamo lottato contro la base, l’abbiamo fatto nel modo migliore o se avremmo potuto fare qualcosa di diverso. Noi, non chi è favorevole alla base. Noi, che non siamo riusciti a far capire a chi non si è mai opposto alla base le nostre ragioni.

Ecco, secondo Giuliari proprio questo è stato il problema. Non siamo riusciti a portare dalla nostra parte tutta la città, non siamo riusciti ad essere convincenti verso i favorevoli e gli indifferenti. Non siamo riusciti a far valere l’idea che prima dei soldi vengono i diritti.

Di fronte a questi pensieri, alcuni in platea (Bottene in primis) hanno ribattuto che la colpa è stata della chiesa, dei poteri forti, della giunta che non si è impegnata abbastanza con le manovre ostruzionistiche… Insomma, è sempre difficile guardarsi in faccia e capire quali errori si siano fatti; ed è sempre molto, troppo facile, trovare dei colpevoli diversi da noi.

Prendiamo la chiesa, che se da un lato è rappresentata dalla CEI (Bagnasco ieri in un intervento al consiglio permanete CEI, prlando del nostro paese, non ha mai pronunciato la parola guerra, come che l’Italia non fosse in guerra; ha espresso cordoglio per i militari italiani morti ma nemmeno una parola sulle innumerevoli vittime civili della guerra), dall’altro si esprime con associzioni e singoli in grado di testimoniare con forza le ragioni della pace e della nonviolenza (don Albino ha saputo essere un testimone fenomenale nel mese di agosto).

Giuliari ha concluso l’intervento proponendo risposte alla militarizzazione della città: far diventare vicenza una città che promuove, studia, ricerca la pace, la nonviolenza, nuovi stili di vita che si oppongano a quella che Galtung chiama la violenza strutturale. Ecco, chi trova sempre in altri il colpevole riuscirà a entrare in un percorso di nonviolenza, che significa cambiare il proprio modo di vivere per creare le condizioni in cui la violenza non possa svilupparsi? Riusciremo ad accogliere i militari americani che tornano a Vicenza dopo aver fatto la guerra, proponendo loro la nonviolenza? O li accoglieremo con la violenza (fisica, verbale, del muro contro muro), utilizzando il loro abituale modo di relazionarsi, ricreando anche qui la logica della violenza che a parole vogliamo combattere?

Questa base è una maledetta imposizione violenta, ma può essere una risorsa, per creare una città più consapevole della nonviolenza, una città che in futuro, a una consultazione, parteciperà in massa diversamente da com’è accaduto il 5 ottobre 2008.

Buon lavoro, Vicenza!

P.S.: clicca qui per scaricare il testo dell’intervento di Giuliari. Quanti rappresentanti pubblici possono vantare una pubblicazione dei loro interventi così solerte e integrale?

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Due veri leaders!

2 ottobre 2008 § Lascia un commento

Calma. Bisogna mantenere la calma. Ieri è successo l’impensabile: con motivazioni insostenibili, il Consiglio di Stato ha bloccato la consultazione di domenica sul Dal Molin.

Governo, eserciti italiano e USA sono tra i primi imputati di pressioni o ricatti sul Consiglio di Stato, che ha preso una decisione assurda. Ormai i soldi per i referendum sono stati spesi, ormai le cartoline di voto sono arrivate a casa dei vicentini.

Ieri sera eravamo tantissimi in piazza dei signori uniti all’amministrazione.

John Giuliari si espone apertamente, con il cuore e la ragione “non ci fermeranno, la nostra battaglia va avanti oggi con più forza di prima”.

Achille Variati riesce nell’impresa, non scontata, di riunire tutte le anime contro la base, parla come un vero leader sa fare. Non l’avrei mai detto, ma devo riconoscerlo.

Quindi tutti uniti, e non ho motivi per fare dei distinguo. Tutti domenica a votare comunque, se non nelle scuole nei gazebo fuori dalle scuole. Ancora più difficile sarà avvertire tutti i cittadini, in questi 3 giorni che restano, che si può comunque esprimersi, anzi ora si deve!

Non può essere che si vieti ai cittadini di dire, democraticamente e alla luce del sole il suo parere.

Ancora una volta: No Dal Molin!

Questa democrazia dimostra tutte le sue lacune, ma non ci stancheremo di migliorarla!

Grazie Variati e, ancora una volta, grazie John!

Clicca qui per ascoltare il discorso di Variati ieri sera.

Ecco l’editoriale di Ilvo Diamanti su Repubblica di oggi.

Sostieni il sì

4 settembre 2008 § Lascia un commento

Una lettera al giornale di mio padre!

27 agosto 2008 § Lascia un commento

«Niente servizi agli americani»

L’incarico di iniziare i lavori al Dal Molin affidato dagli americani alle imprese aggiudicatrici, apre una nuova fase della complessa vicenda.
Certo una prima riflessione va fatta, e riguarda lo strano modo con cui si vuole imporre, per esigenze di sicurezza nazionale, la costruzione della Base. Questo impegno, viene detto, non può essere sottoposto per sua natura, ad alcun procedimento che chiami in causa la volontà degli Enti locali. In altre parole, se esigenze nazionali lo impongono, nessuna volontà intermedia o locale può opporvisi. È già stato ricordato che il Campo Ederle esistente a Vicenza da più di cinquanta anni non è integrato con la città: a parte alcuni aspetti marginali (ad esempio la festa del 4 luglio in cui si aprono le porte ai cittadini) la Caserma Ederle è un corpo estraneo alla città e tende ad essere sempre più autosufficiente. Gli italiani che vi lavorano dubito siano indice di integrazione.
Il nuovo insediamento del Dal Molin sarà ancora di più avulso dalla città, e vuole sorgere con la disapprovazione della maggioranza dei cittadini. Sarà in sostanza come una massa tumorale dentro un organismo già sofferente di suo per inquinamento, squilibrio tra popolazione e territorio, tra traffico e rete stradale, tra prelievo di risorse naturali ed equilibrio geologico.
Sembra che nulla si possa fare di fronte alla ineluttabilità della decisione. Mi domando però se una struttura di queste dimensioni non abbia proprio bisogno, per esistere, della collaborazione dell’ambiente che la ospita. Gli Americani non possono fare tutto da soli, né possono ottenere tutto acquistando ciò che gli occorre, nella ostilità della città.
E se l’Amministrazione comunale, così offesa dal rifiuto di attendere la consultazione, ponesse un divieto di accesso ai mezzi pesanti su Via Ferrarin, cosa succederebbe? E se si decidesse di non rifornire di acqua, gas, elettricità? E se non si autorizzassero i collegamenti indispensabili? Potrà intervenire il Commissario ad Acta, ma apparirà ancora più stridente ed evidente la frattura che già esiste.
Per far funzionare una struttura del genere c’è bisogno di un importante intreccio di servizi. In barba alla autosufficienza che si vuole accampare, e nonostante la disponibilità che si troverebbe in cambio di denaro.
Bepi Stocchiero

Non molliamo l’osso!

31 luglio 2008 § Lascia un commento

Mercoledì è arrivata la sentenza del consiglio di stato che annulla la sospensiva ai lavori che il TAR veneto aveva emesso un mese fa. Un peccato, anche perchè leggendo attentamente tra le righe della sentenza si scopre che ciò che il consiglio di stato dice, soprattutto, è che la decisione di affidare il Dal Molin all’esercito USA è una decisione politica, preminente su qualsiasi altro interesse diffuso in campo (in pratica: la ragion di stato vince sull’impatto ambientale e urbanistico). Questo principio, che non condivido, deriva da una legge, mai abrogata, decisa da Mussolini nel ’24. Mi puzza di deficit democratico….

Intanto ci stiamo preparando al referendum del 12 ottobre. Mi sto occupando, con Vicenza Capoluogo, della questione: insieme alle altre due liste che sostengono Variati, stiamo mettendo giù le basi per una campagna elettorale che miri a convincere chi non è convinto di andare a votare. Mi rendo conto che tanti vicentini sono favorevoli al Dal Molin militare, molti però sono poco informati.

Per esempio:

  • non è vero che con la nuova base arriveranno soldi per i vicentini,
  • non è vero che si sta rispettando l’ordine del giorno votato dalla giunta Hullweck (che metteva come punti imprescindibili per l’assenso alla costruzione la sopravvivenza della pista di volo, la non onerosità per i vicentini…)
  • non è vero che la pista si costruirà comunque, indipendentemente dalla volontà dei cittadini (all’esercito USA non conviene costruire una base in una città che è ostile all’insediamento…).

Ce la possiamo fare, ma non dobbiamo dividere i vicentini ideologicamente, non servirebbe a Vicenza.

Dove sono?

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