Una lettera al giornale di mio padre!

27 agosto 2008 § Lascia un commento

«Niente servizi agli americani»

L’incarico di iniziare i lavori al Dal Molin affidato dagli americani alle imprese aggiudicatrici, apre una nuova fase della complessa vicenda.
Certo una prima riflessione va fatta, e riguarda lo strano modo con cui si vuole imporre, per esigenze di sicurezza nazionale, la costruzione della Base. Questo impegno, viene detto, non può essere sottoposto per sua natura, ad alcun procedimento che chiami in causa la volontà degli Enti locali. In altre parole, se esigenze nazionali lo impongono, nessuna volontà intermedia o locale può opporvisi. È già stato ricordato che il Campo Ederle esistente a Vicenza da più di cinquanta anni non è integrato con la città: a parte alcuni aspetti marginali (ad esempio la festa del 4 luglio in cui si aprono le porte ai cittadini) la Caserma Ederle è un corpo estraneo alla città e tende ad essere sempre più autosufficiente. Gli italiani che vi lavorano dubito siano indice di integrazione.
Il nuovo insediamento del Dal Molin sarà ancora di più avulso dalla città, e vuole sorgere con la disapprovazione della maggioranza dei cittadini. Sarà in sostanza come una massa tumorale dentro un organismo già sofferente di suo per inquinamento, squilibrio tra popolazione e territorio, tra traffico e rete stradale, tra prelievo di risorse naturali ed equilibrio geologico.
Sembra che nulla si possa fare di fronte alla ineluttabilità della decisione. Mi domando però se una struttura di queste dimensioni non abbia proprio bisogno, per esistere, della collaborazione dell’ambiente che la ospita. Gli Americani non possono fare tutto da soli, né possono ottenere tutto acquistando ciò che gli occorre, nella ostilità della città.
E se l’Amministrazione comunale, così offesa dal rifiuto di attendere la consultazione, ponesse un divieto di accesso ai mezzi pesanti su Via Ferrarin, cosa succederebbe? E se si decidesse di non rifornire di acqua, gas, elettricità? E se non si autorizzassero i collegamenti indispensabili? Potrà intervenire il Commissario ad Acta, ma apparirà ancora più stridente ed evidente la frattura che già esiste.
Per far funzionare una struttura del genere c’è bisogno di un importante intreccio di servizi. In barba alla autosufficienza che si vuole accampare, e nonostante la disponibilità che si troverebbe in cambio di denaro.
Bepi Stocchiero

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