a scuola in bici?

20 gennaio 2015 § Lascia un commento

Ieri il vicesindaco di Costabissara ha ricordato ai genitori che iscriveranno i loro figli nelle scuole del paese che è possibile far andare a scuola i ragazzi in bicicletta (più salute, più autonomia, meno traffico). Ha ricordato come nei Paesi Bassi già da 30 anni, nonostante siano posti più freddi della pianura padana, gran parte degli spostamenti scolastici avviene in bicicletta. Mi ha stupito la risposta dei genitori, che dalle facce si poteva intuire: “ma questo sig. Forte è cresciuto sulla luna?”. Ce la possiamo fare anche qui in Italia, suvvia!
Dopotutto il paese è fornitissimo di ciclabili ben fatte e le distanze dalle scuole non superano quasi mai i tre chilometri dai confini comunali.
Mi lascia tristemente colpito constatare che nel vicentino o si creano delle piazze d’armi d’asfalto come quella nuovissima creata a Costabissara a finaco della nuova scuola media (mteri quadri di asfalto rubati al verde per permettere ai genitori di accompagnare in auto i loro figli) o si creano i mega ingorghi come nel resto delle scuole della città di Vicenza

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Protetto: Val Canali 14/7/2013

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Non più parcheggio ma Corso

24 giugno 2013 § Lascia un commento

Vorrei ringraziare l’amministrazione, i residenti e i commercianti di Corso Fogazzaro perchè sono riusciti a restituire alla città un Corso splendido eliminando le auto dalla sede stradale. Troppo spesso le vie della nostra città sono parcheggi più che strade (tanto per citare qualche esempio, Contrà Santa Lucia, Via 4 Novembre, Viale Eretenio).

Corso Fogazzaro, dopo il bel rifacimento del fondo stradale, non ospita (quasi) più auto parcheggiate sul lato nord-est.Oggi è una strada molto bella, larga a sufficienza per passeggiarci e pedalarci in sicurezza e leggo con estremo piacere che presto sarà parte della zona a traffico limitato. I residenti hanno accettato il sacrificio di parcheggiare la loro auto nel grande parcheggio ricavato a ridosso del Bacchiglione, migliorando di molto il pregio del loro contesto abitativo.

I commercianti della via avranno modo di scoprire come la loro sopravvivenza e anzi, il loro successo, sarà conseguenza della mobilità nuova più che della sosta mordi e fuggi delle auto. Una tendenza già in atto anche nelle grandi metropoli (vedi l’ottimo articolo di Paolo Pinzuti). Complimenti al negozio di bici appena trasferitosi in corso per averlo capito molto bene.

Spero di cuore che Corso Fogazzaro sia un esempio in grado di aiutare tutta la città a liberare le strade e (le piazze!) e a renderle belle, non parcheggi.

Stadi pubblici? Perchè?

17 ottobre 2012 § 1 Commento

Fui portato per la prima volta allo stadio l’11 novembre 1989, compleanno di mio padre, per assistere a Italia-Algeria. Mio fratello mi accompagnò nelle parterre, una specie di trincea a bordo campo da dove non vidi quasi nulla (già ero piccolino, in più il campo del Menti è “a schiena d’asino” come si facevano una volta). Segnò Serena, ma tutti volevano soltanto Baggio in campo.
Poi arrivò l’età adulta e guardai il calcio professionistico con occhiali nuovi, in grado di vedere lo showbusiness più che i gesti atletici. Ma questi sono discorsi che non contano troppo qui.
Ho approfondito da un po’ la questione stadi, a partire dai mondiali del ’90. Quelli costruiti a suon di miliardi della collettività: lo stadio di Torino, quello di Napoli, quello di Milano, per citare i casi più clamorosi.
Torino: stadio costruito dal comune nel 1986 con costi stratosferici e dismesso nel 2003: un impianto di quelle dimensioni, costato svariati miliardi di lire, che viene utilizzato soltanto 17 anni, dopo i quali il comune ha ceduto il diritto di superficie per 99 anni sull’area alla società sportiva Juventus che lo ha demolito e ha creato il suo stadio. Nel 2112 il comune dovrà indennizzare la Juventus per lo stadio (vetusto) che lascerà? Ci penseranno i nostri nipoti.
Napoli: la ristrutturazione dello stadio San Paolo, nel ’90, è stata al centro di inchieste giudiziarie che si sono concluse con la prescrizione solo per le leggi penali “salva-ricchi” di questi ultimi 20 anni. Il comune di Napoli ha speso tantissimi soldi, in questi 22 anni, per mantenere agibile lo stadio, dopo averne spesi altrettanti per la ristrutturazione.
Milano: il comune ha finanziato la ristrutturazione del Meazza sempre per i mondiali, creando una struttura mastodontica che ha richiesto un continuo rifacimento del manto erboso perché i progettisti non avevano previsto che una copertura quasi totale dello stadio avrebbe reso difficile la crescita dell’erba (geni!).
Ecco perchè mi chiedo: anche a Vicenza, perchè il comune deve restare proprietario dello stadio? Che cosa impedisce al comune di realizzare, al suo posto, altre cose più utili per la città?
Lo stadio Menti è in un brutto posto, senza adeguati spazi esterni, con scarsi parcheggi intorno, in una zona difficoltosa per il traffico, inoltre (si può dire?) è bruttissimo. Se è vero quanto leggo, cioè che il comune spende mediamente 100.000€ annui per la manutenzione contro un canone di affitto di 70.000€, dovrei aspettarmi un ritorno per la città in termini di cultura, indotto economico, divertimento, turismo sufficiente a colmare quei 30.000€ mancanti, giusto? Senza contare le spese per i trasporti dei tifosi e per l’ordine pubblico, sempre a carico del comune.
Mi sembra più vantaggioso urbanisticamente, economicamente, moralmente (il mondo del calcio professionistico è riuscito a far peggio della politica nazionale, in quanto a scandali) disdire il contratto d’affitto col Vicenza Calcio e lasciare la società libera di cercarsi un altro stadio, secondo le regole di mercato.
Che fare nell’area dello stadio? Si può farci di tutto, avendo i soldi. Ecco quindi che i soldi dell’autostrada, invece che per la manutenzione ordinaria delle strade, sarebbero potuti servire a questo. Penso a un municipio nuovo in grado di ospitare tutti gli assessorati (cosa che garantirebbe risparmi logistici incredibili), o magari a un allargamento dell’università, o a un parco pubblico. Certo, forse per finanziare queste opere bisognerebbe cedere ai palazzinari una parte di terreno per edificare appartamenti, ma non ci vedo nulla di così scandaloso.
Lo scandalo, a mio modo di vedere, è che il comune spenda un’infinità di soldi per mantenere uno stadio che serve quasi esclusivamente a una società sportiva privata di scarsissimo interesse e utilità pubblica.

Variati e il tesoretto

20 giugno 2012 § Lascia un commento

Sono stato e sono tuttora un sostenitore della giunta comunale di Vicenza. Proprio per questo non posso fare a meno di notare quella che per me è una stonatura, non evidenziata dalla stampa (chiedo scusa a chi l’ha evidenziata senza che io la notassi).
Il “tesoretto” derivato dalla vendita delle quote dell’autostrada Serenissima è notevole; immagino che la giunta Variati abbia ritenuto non più strategico per il comune la presenza in Serenissima, oppure che abbia ritenuto questo il momento giusto per far fruttare un investimento di anni fa. Non mi piace pensare, ma l’evidenza me lo suggerisce, che si sia scelto di vendere le quote dell’autostrada per mancanza di denaro nelle casse comunali. Sarebbe come se una famiglia vendesse la propria casa di proprietà e andasse in affitto per poter continuare a pagare le bollette: sarebbe una scelta drammatica, magari giustificata dalle condizioni economiche, ma drammatica e a termine (quando fossero finiti i soldi derivati dalla vendita, che si fa?).

So che il comune, come quasi tutte le amministrazioni locali, ha in essere molti mutui e obbligazioni, accesi negli anni per pagare opere che eccedevano l’ordinaria amministrazione. Seguendo il paragone con il bilancio familiare, se si vende una proprietà, il ricavato dovrebbe servire prima di tutto per estinguere i debiti, successivamente per investire in qualcosa d’altro che sia utile e porti frutti nel futuro: se una famiglia vende la casa per prima cosa estingue il finanziamento che aveva acceso per l’acquisto dell’auto, chiude il fido in banca e, con i minori interessi che deve pagare, si concede qualche pizza in più o magari investe in btp visti i buoni rendimenti attuali, investe nell’università dei figli, in una nuova esperienza professionale con prospettive di maggiore tranquillità economica…

Così il comune, con il “tesoretto”, avrebbe potuto estinguere prima di tutto i mutui con le banche e con i minori oneri derivanti dal non essere più debitori verso le stesse o i risparmiatori, avrebbe potuto aumentare il budget per l’ordinaria amministrazione o coprire eventuali ammanchi dei trasferimenti statali. Invece, vedo il denaro frutto di un investimento speso in manutenzioni ordinarie e spese varie, tutte correnti. Non vedo mutui estinti (ma spero di essere smentito) e non vedo nuovi investimenti per il futuro (la scuola, la cultura, la coesione sociale, non solo asfalto). Mi sembra, insomma, che si stia sprecando il denaro ricavato, come se una famiglia, venduta la casa di proprietà, decidesse di cambiare l’auto perfettamente funzionate per prenderne una più bella, iniziasse a uscire a cena tutte le sere…. Cose belle, ma non degne di persone previdenti e oculate.

Se poi il tutto è fatto nell’ultimo anno di amministrazione, mi viene spontaneo pensare (perchè sono malizioso, lo so) che il tutto sia fatto con l’obiettivo di farsi rieleggere; tanto i soldi da spendere dureranno ancora un anno o due. Chi verrà dopo, venderà qualcos’altro. Ma a un certo punto i nostri figli e nipoti ci diranno: “E noi, che cosa vendiamo per tappare le buche nell’asfalto? Non resta più niente da vendere”.

Forse allora scopriremo che, invece di far fruttare un patrimonio pubblico, lo abbiamo usato per coprire le spese correnti impoverendoci sempre di più.

Sia chiaro, so bene che lo stato sta togliendo agli enti locali quote sempre più consistenti di denaro, ma la soluzione mi sembra miope: funziona per qualche anno, poi ci ritroveremo a non avere più soldi per sistemare le strade e ad essere poveri, senza più alcun investimento per il futuro, capace di farci crescere.

Per questo spero che l’amministrazione non scialacqui tutto il “tesoretto”, ma sappia chiudere tutti i mutui (anche se la cosa non porta voti e farà poco piacere a qualche istituto bancario) e utilizzare il denaro restante per investire nel futuro, non per pagare l’asfaltatura o l’aiuola di quartiere.

Emma

26 giugno 2011 § Lascia un commento

Una foto di Emma a quasi due anni!

Ciao

23 maggio 2011 § Lascia un commento

Ti ho conosciuta che avrò avuto 11 o 12 anni. Solitaria, ogni mattina percorrevi via Cairoli a piedi, con quegli occhi così grandi. Poi ci siamo trovati insieme agli scout, adolescenti. Eri bella strana, con questo misterioso ragazzo molto più grande di te. Che scoperta, sapere che era proprio Massimo. Crescendo insieme abbiamo scoperto di condividere molto, siamo diventati molto amici. Non è mai stato necessario parlarci molto, sentirci troppo spesso. Sapevamo di poter parlare chiaro e di sentir parlare chiaro. Così insieme abbiamo condiviso anche l’esperienza di capi reparto, con tutte le avventure che ci sono capitate. Abbiamo iniziato a condividere gli amici. Quando è morto Mauro, ho sentito il bisogno di chiamare te e Valentina, persone con cui sentivo di poter condividere nel profondo il mio dolore.

E poi la tua ricerca di una compagna giusta per me, le cene, il tuo matrimonio. La tua casa, le camminate a Monte Berico, i voti sul Monte Novegno durante il temporale. La tua laurea sulle cozze. Le elezioni e il Dal Molin. Il referendum, il gastring club. Quando ho conosciuto Claudia, hai voluto subito stringere con lei un’amicizia forte. E ancora Matteo, che ti è costato tanto travaglio e vi ha regalato tanta vita. E le nostre vacanze in Sicilia, rimandate per aspettare meglio Matteo, e quelle in Austria. Emma, innamorata di te come di nessun altro nostro amico.

Si è creata una sorta di equilibrio perfetto tra le nostre famiglie e quella di Valentina e Simone, prima e durante la tua malattia. Funes, Siusi, Canove, ogni posto era buono per stare insieme.

Il tuo male ci ha stupiti per come lo hai affrontato, convinta sempre e comunque che andava sconfitto. E ora non abbiamo più parole. Ora cerchiamo le parole per accettare quel che è successo.