Quest’anno 3000km in bicicletta: risparmio, buonumore assicurato, ma vorrei anche la buona salute

Eva aveva 28 anni ed era nata a Brno, nella Repubblica Ceca. Da anni viveva a Roma, e recentemente aveva espresso il desiderio di tornare a casa per un po’, le mancava.

Un taxi ha travolto Eva, la notte del 29 ottobre, sui Fori Imperiali. Dopo un breve periodo di coma Eva è morta. Nessuno sa ancora quale sia stata la dinamica.

Chi usa la bici al posto dell’auto deve essere incoraggiato, non falciato. A Roma come a Vicenza.

 

Domenica 11 pranzo per il Mali! Iscriviti!

Segnalo con piacere un’iniziativa di mia sorella Maria, destinata a sostenere un progetto nel Mali (non sapete dov’è? Grave, venite domenica e lo scoprirete :-) ).

Mi scrive Maria:

Come alcuni di voi già sanno, sono rientrata da poco da una permanenza di 6 mesi in Mali dove ho lavorato ad un progetto promosso dall’Ong Terra Nuova a Bandiagara. Da questa esperienza è nato il desiderio di adoperarmi per le levatrici tradizionali della Falesia Dogon, con cui ho lavorato in questi mesi, conoscendo così le condizioni in cui operano.
Si è potuto verificare come, con pochi e semplici accorgimenti (tra i quali un’adeguata assistenza post partum alle puerpere, fornendo loro telini ed asciugamani igienici e stuoie lavabili e riciclabili su cui riposare, nonchè zanzariere per i neonati), sia possibile abbattere notevolmente l’incidenza di infezioni anche gravi nelle madri e di mortalità infantile.

Assieme ad un gruppo di amiche, si è pensato di organizzare un pranzo per raccogliere fondi da destinare alle levatrici tramite la Ong. Terra Nuova. In allegato trovate il volantino relativo all’iniziativa. Potete venire con i vostri amici ed anzi vi invitiamo ad inoltrarlo a quanti ritenete possano essere interessati, sarà un’ottima occasione per trascorrere una giornata all’aperto ed in compagnia, salutando così la nuova stagione che si annuncia. Per aiutarci ad ottimizzare la nostra organizzazione, siete pregai di confermare la vostra partecipazione secondo le indicazioni che troverete nel volantino stesso.

Vi aspettiamo numerose/i,
Maria

Trovate tutte le informazioni cliccando cliccando qui e scaricando l’invito in pdf. Si tratta di un pranzo preparato da ottime cuoche (chi è stato al mio matrimonio sa di che parlo!) in una villa con molto spazio verde. Costa poco, può essere un buon momento per stare con gli amici, o perlomeno con me!

Guerra e pace

Ieri sera ho partecipato a un incontro interessante: “quali prospettive per una città di pace”.

Ieri sera ho davvero apprezzato l’intervento di John Giuliari, che parlava in una posizione difficile, dopo che si è preso atto, purtroppo, che la nuova base dell’esercito USA è in costruzione e che bisognerà conviverci. Non è un’affermazione facile, di fronte a una platea di pacifisti, ma è un’affermazione che è incontrovertibile. Giuliari ha dovuto ribattere anche le contestazioni (un po’ demagogiche, a dire il vero) di Cinzia Bottene, arrivata con oltre mezz’ora di ritardo all’incontro: ogni tanto questi ingressi ritardati mi puzzano di ingressi da primadonna, fatti apposta per farsi notare da tutti. Mah, forse sono troppo malevolo…

Comunque, il succo dell’intervento di John è stato questo: c’è una sconfitta del movimento contro la base, dobbiamo capire cosa è andato storto. Dobbiamo capire se noi, che abbiamo lottato contro la base, l’abbiamo fatto nel modo migliore o se avremmo potuto fare qualcosa di diverso. Noi, non chi è favorevole alla base. Noi, che non siamo riusciti a far capire a chi non si è mai opposto alla base le nostre ragioni.

Ecco, secondo Giuliari proprio questo è stato il problema. Non siamo riusciti a portare dalla nostra parte tutta la città, non siamo riusciti ad essere convincenti verso i favorevoli e gli indifferenti. Non siamo riusciti a far valere l’idea che prima dei soldi vengono i diritti.

Di fronte a questi pensieri, alcuni in platea (Bottene in primis) hanno ribattuto che la colpa è stata della chiesa, dei poteri forti, della giunta che non si è impegnata abbastanza con le manovre ostruzionistiche… Insomma, è sempre difficile guardarsi in faccia e capire quali errori si siano fatti; ed è sempre molto, troppo facile, trovare dei colpevoli diversi da noi.

Prendiamo la chiesa, che se da un lato è rappresentata dalla CEI (Bagnasco ieri in un intervento al consiglio permanete CEI, prlando del nostro paese, non ha mai pronunciato la parola guerra, come che l’Italia non fosse in guerra; ha espresso cordoglio per i militari italiani morti ma nemmeno una parola sulle innumerevoli vittime civili della guerra), dall’altro si esprime con associzioni e singoli in grado di testimoniare con forza le ragioni della pace e della nonviolenza (don Albino ha saputo essere un testimone fenomenale nel mese di agosto).

Giuliari ha concluso l’intervento proponendo risposte alla militarizzazione della città: far diventare vicenza una città che promuove, studia, ricerca la pace, la nonviolenza, nuovi stili di vita che si oppongano a quella che Galtung chiama la violenza strutturale. Ecco, chi trova sempre in altri il colpevole riuscirà a entrare in un percorso di nonviolenza, che significa cambiare il proprio modo di vivere per creare le condizioni in cui la violenza non possa svilupparsi? Riusciremo ad accogliere i militari americani che tornano a Vicenza dopo aver fatto la guerra, proponendo loro la nonviolenza? O li accoglieremo con la violenza (fisica, verbale, del muro contro muro), utilizzando il loro abituale modo di relazionarsi, ricreando anche qui la logica della violenza che a parole vogliamo combattere?

Questa base è una maledetta imposizione violenta, ma può essere una risorsa, per creare una città più consapevole della nonviolenza, una città che in futuro, a una consultazione, parteciperà in massa diversamente da com’è accaduto il 5 ottobre 2008.

Buon lavoro, Vicenza!

P.S.: clicca qui per scaricare il testo dell’intervento di Giuliari. Quanti rappresentanti pubblici possono vantare una pubblicazione dei loro interventi così solerte e integrale?

Benvenuta Emma!

pannoliniBenvenuta Emma! Sei nata nartedì 4 agosto, in anticipo su quel che credevamo!

Quella che io e Claudia stiamo vivendo è un’emozione sempre nuova, una scoperta sempre nuova di una vita che non è mai uguale al giorno prima. La fatica delle tue sveglie notturne è incredibilmente rinfrancata dalla gioia di sentirti crescere, riconoscere sguardi e voci, e hai tutta una vita davanti!

Qualche settimana fa ho scritto per te una lettera di benvenuto, te la metto qui; mi perdonerai se è al maschile, ma ancora non sapevo se eri proprio tu o se sarebbe nato un Luca.

Benvenuto! Questa è la prima cosa che vorrei dirti, appena te ne vieni fuori! Benvenuto, c’è bisogno di te qui fuori. C’è tua madre, che da mesi ti ascolta e ti sente ed è curiosa, preoccupata, soprattutto innamorata di te. Ci sono io, molto dubbioso sulle mie capacità, molto confidente nelle capacità di tua madre, molto innamorato di te anche se ti ho sentito gran poco. Continua a leggere…

imbecilli recidivi

Quanto ci vuole a capire che, se si creano casini a una manifestazione, i mass media ingigantiscono il numero dei casinisti e tutta la manifestazione risulta in mano di questi?

E quanto ci vuole a capire che, se la notizia è data così (e si sa che viene sempre data così), si allontana l’opinione pubblica dalla protesta?

Dove cavolo hanno studiato comunicazione questi quattro ragazzotti che rovinano le intenzioni di decine di migliaia di vicentini? Per quanto tempo ci saranno brave persone che si prestano a lasciare spazio anche a questi personaggi?

Sarà anche vero che il questore non ha rispettato i patti, sarà anche vero che il dispiegamento di forze era una provocazione, ma cadere nella provocazione è proprio da imbecilli. E non è la prima volta che i soliti imbecilli ci cascano.

Se i poliziotti sono troppo vicini alla strada, vorrà dire che si impedisce di manifestare a chi porta con sé caschi e plexiglas; è più importante far manifestare la città che far passare quattro imbecilli violenti.

Mi sento vicino a tutti quei poliziotti che hanno subito l’attacco di questi quattro imbecilli (vi assicuro che non è facile stare con i poliziotti, dopo Genova). Spero che i responsabili del presidio, che hanno permesso a questi imbecilli di scontrarsi con la polizia, imparino la lezione una volta per tutte: non si può chiedere pace con la violenza!

Io voto!

Ho l’impressione che il periodo che viviamo  sia particolarmente triste. Il capo del governo è sulla via del tramonto, non per aver rovinato l’Italia, portato il dibattito politico a un grave livello di bassezza, assistito le mafie in ogni modo, minato lo stato di diritto.

L’unica cosa che sembra essere grave, di quest’uomo, è il suo disturbo di personalità e la sua patologia del comportamento sessuale. Che sarà grave per lui, ma l’Italia sembra ignorare le cose molto gravi che quest’uomo ha fatto.

Così ci avviamo ad avere una magistratura resa più lenta, più inefficace, più incapace di perseguire i reati, non solo di Berlusconi ma soprattutto delle mafie, dei reati “da colletti bianchi”.

Ho la netta impressione che i potentati mafiosi che hanno permesso a Berlusconi di governare finora lo stiano abbandonando (la situazione della giunta regionale siciliana è illuminante se vista in quest’ottica). Eppure so che non c’è limite al peggio ,so che se gli italiani hanno votato Berlusconi nonostante tutto ciò che si sa di lui, saranno in grado di votare anche qualcuno di peggiore. Spero di sbagliarmi.

Domenica si può provare a modificare qualcosa, si può eliminare qualche parte della legge elettorale “porcata”, così definita da chi l’ha scritta.

Se il primo e secondo quesito vogliono favorire il bipartitismo (qui voterò no, perchè c’è già troppa poca rappresentanza per accontentarsi di pidielle e pidimenoelle, come direbbe Grillo), il terzo quesito permette di abolire le preferenze multiple.

Questo perverso meccanismo permette ai leader di partito di candidarsi come capilista in tutte le circoscrizioni, essere eletti in molte e decidere da soli a quale, delle 5-6 in cui è stato eletto, rinunciare. In questo modo, che in effetti ho spiegato barbaramente, possono scegliere chi mandare in parlamento, preferendo o i più asserviti o quelli che pagano meglio.

Sarà poco, ma andando a votare sì al terzo quesito si può sperare di abolire questa parte di porcata.

Certo i partiti non sarebbero contenti, e infatti nessun partito sta facendo una vera campagna referendaria: un’ottima riprova per convincersi che è il caso di andare a votare!

Tra i politici, l’unico a dire qualcosa di intelligente è uno che a me ricorda il contrario di quello che dice, ma siccome quello che dice è giusto, lo riporto:

«Non perdete l’occasione di andare a votare domenica e lunedì a prescindere che si voti sì o no ai quesiti» referendari. Non andare a votare per il referendum sulla riforma elettorale significa per i cittadini rinunciare al potere assegnato dalla Costituzione di far sentire la propria voce ai palazzi della politica. È rinunciare a una importante modalità per riavvicinare cittadini, istituzioni e politica».

Ahimè, la frase è di Fini…

da 8 anni in guerra per farci ascoltare da un amico potente

Io, italiano, mi sento responsabile, tra gli altri, della morte di una bambina di 13 anni, uccisa perché viaggiava in auto nel paese sbagliato, cioè il suo. Uccisa da un soldato italiano, pagato anche dalle mie tasse, con una pallottola che ho contribuito ad acquistare.

Perché siamo in Afghanistan? Pochi di quelli che siedono, anche a mie spese, a Montecitorio sanno dove sia l’Afghanistan e perché si stia facendo una guerra proprio lì, pochi tra gli elettori lo sanno. D’altronde, destra e sinistra hanno sempre appoggiato questa guerra (in spregio alla costituzione). Da Rifondazione a Storace, tutti hanno votato almeno una volta per continuare la guerra. Ma il dibattito mediatico, quello sul quale si basano le scelte di voto degli italiani, non parla quasi mai della guerra, preferendo parlare di posti di lavoro, di divorzi, di leggi elettorali. Nel frattempo facciamo la guerra per farci considerare bravi alleati dagli U.S.A. A me sembra più importante decidere chi ci governa in base a cosa ne pensa della vita degli uomini,piuttosto che in base all’opinione sul federalismo.

Se volete approfondire date un’occhiata questo articolo su Limes di Lucio Caracciolo.

Si può andare al mare in bici

Sì, lo so… sembra scontato.

Ma per me andare al mare in bicicletta è sempre stato possibile in teoria, nel senso che se la distanza è di 100km o poco più, si può fare in giornata. Ma dal dire questo, al farlo effettivamente, ecco, non ciavevo mai provato.

Sabato, vigilia di Pasqua, ho provato l’impresa e ho scoperto che non è poi una grande impresa, ma una pedalata facile ma un po’ noiosa.

Sono partito alle 8 del mattino, in bici da corsa, gilet antivento e manicotti. Attraverso strade secondarie ho raggiunto la statale Vicenza-Treviso all’altezza di Bolzano Bicentino. Da lì, per la noiosissima, dritta e per nulla panoramica statale sono giunto a Fontaniva. Da lì in poi per la vecchia strada, molto bella, fino a Castelfranco e da lì per la Castellana Vecchia fino a Treviso.

Qui ho visto proprio bei paesaggi, tipica campagna veneta con molti uccelli strani (ho riconosciuto i fagiani, ma non sono per nulla esperto quindi ho ammirato e basta). Ho attraversato Cittadella e Castelfranco per il centro storico, entrando dalle porte a ovest e uscendo da quelle a est. A Castelfranco prima pausa: spogliato di gilet e manicotti, ho mangiato un trancio di pizza.

Sono arrivato a Treviso per strade molto periferiche, senza indicazioni, fidandomi della bussola (direzione costante est!).

Ecco, da Treviso a San Donà di Piave ho fatto una schifezza di strada, la Treviso-Mare, deviano per Ponte di Piave per evitare un po’ di quello stradone colmo di SUV inquinanti e ingombranti.

Da San Donà ho preso la provinciale per Caorle, con un paesaggio molto bello, naturale, poco traffico, ma con tre inconvenienti:

-strada completamente dritta, abbaterebbe qualsiasi ottimista

-strada sempre uguale per 30 km, incredibile!

-vento contro: sì, questo non dovrebbe capitare sempre, ma quando fai un percorso con le caratteristiche elencate prima il vento contro è assicurato.

Insomma, dopo 6 ore e 130 km sono arrivato a Caorle, soddisfatto di essere riuscito a dimostrare, prima di tutto a me stesso, che si può andare al mare in bicicletta!